Speravamo, prima della sosta estiva, di potervi dare notizia dell’inizio dei lavori di messa in sicurezza a cui faranno seguito la rimozione delle macerie di Palazzo Lo Jacono, ma ancora nulla.
Quelle macerie sono ancora lì, da quasi 100 giorni (il 2 agosto) ormai.
Dopo che, la Procura della Repubblica, il 10 giugno scorso, ha dato il via libera alla proposta alternativa che, il Comune di Agrigento, aveva presentato per la messa in sicurezza dell’area circostante il Palazzo.
Dal Comune fanno sapere che sono stati ultimati i rilevamenti con i laser scanner nella zona in cui sono adagiate le macerie da quel 25 aprile. Entrò venerdì, ha assicurato il sindaco, saranno disponibili i risultati dallo studio che serviranno per completare il progetto esecutivo, mancante proprio di questa parte. Al completamento del progetto questo verrà inviato al Genio Civile ed alla Soprintendenza ma in questo caso, i tempi non saranno quelli attesi per l’ex Chiesa Itria, visto che, da quanto dichiarato dal primo cittadino della città dei templi, il progetto per le macerie di Palazzo Lo Jacono è stato realizzato in sinergia tra i tre enti.
Dopo il nulla osta da parte del Genio Civile e della Soprintendenza sarà possibile procedere alla messa insicurezza delle parti restanti del Palazzo e dopo, forse, si potrà parlare di rimozione delle macerie. In quanto ai costi sostenuti fino ad oggi per effettuare i sondaggi, l’amministrazione comunale ha dichiarato di avere utilizzato fondi propri, attingendo alle casse del comune, senza avere avuto nessun contributo da parte di Regione, Stato o quant’altro.
Questa è una nota dolente, della quale, già nei giorni scorsi ci eravamo occupati. La Regione infatti, ha stanziato tre milioni di euro per l’attuazione del piano particolareggiato del centro storico di Agrigento, questo significa che, per potere rimuovere le macerie di Palazzo Lo Jacono il comune deve avere un progetto relativo al futuro di quelle macerie, se ciò si vuole realizzare una piazzetta, o ricostruire il Palazzo nella sua totalità o anche solo parzialmente ma, tutte queste ipotesi devono essere supportate “dal recupero sociale, culturale, funzionale ed ambientale” obiettivo questo del piano particolareggiato.
Di certo in tutta questa storia vi è la difficoltà di vita quotidiana a cui sono sottoposti gli abitanti della via Santa Maria dei Greci e di coloro i quali non hanno più una casa nella quale abitare.
Fa tenerezza incontrare ogni mattina i giovani disabili della zona interessata dal crollo dover trovare via alternative per potere raggiungere la via Duomo. Fa rabbia assistere ad un immobilismo della burocrazia che non permette i collegamenti telefonici, o del gas o della luce, fa ancora più rabbia sentirsi rispondere da chi le soluzioni deve trovare per il ruolo che riveste: “se lei ha delle soluzioni le proponga”.
Ci auguriamo che a settembre, quando riprenderemo le pubblicazioni potremmo mostrare in prima pagina i lavori sulla macerie di palazzo Lo Jacono ed i volti sorridenti degli sfollati che ritornano nelle loro case.