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Disillusione


Centro storico di Agrigento, brilla l'assenza della politica nazionale e regionale

Ci eravamo illusi. Si, ci eravamo illusi che, qualcosa, dopo il crollo dei palazzi Lo Jacono e Schifano, si stesse, anche se timidamente, muovendo. Ci siamo illusi quando, il giorno dopo il crollo il sindaco rendeva nota la promessa del presidente della Regione Raffaele Lombardo, di concedere fondi per la messa in sicurezza degli edifici a rischio crollo nel centro storico di Agrigento.

Prima 2 poi 1 milione di euro da inserire nel maxi emendamento alla legge di bilancio, ed alla fine, durante la conferenza stampa con i giornalisti, convocata dal sindaco per illustrare gli interventi del Comune realizzati nel Centro storico nei primi 3 anni mandato, l’annuncio, “in diretta telefonica” (dall’altro capo c’era l’on.le Adamo), dell’approvazione da parte della conferenza dei capigruppo all’ARS di un una percentuale ad hoc, il 5%, per Agrigento da calcorare dai fondi infrastrutturali da riservare ai comuni siciliani.
Ma, i tecnicismi della finanziaria regionale e le posizioni politiche assunte dal Governo Lombardo, hanno fatto si che questo ritirasse il maxiemendamendo dentro cui era inserito il finanziamento per il Centro storico di Agrigento. Quindi niente soldi, niente messa in sicurezza degli altri edifici pericolanti del Centro, niente consolidamenti, niente riqualificazione perchè il Comune da solo non ha i fondi per intervenire.
In una lettera al presidente Lombardo il sindaco si dice “fortemente deluso per l’esito negativo” circa i  finanziamenti da destinare al Centro storico della città dei templi. “Le rassicurazioni - continua il sindaco nella lettera a Lombardo - che personalmente mi aveva fornito solo qualche giorno fa - prosegue - sono state sacrificate sull’altare di un’inconcepibile politica regionale”.
In seguito a questa ennesima presa in giro della città, perchè è la città che è stata “sacrificata sull’altare di una inconcepibile politica regionale”, mi sono preso la briga di andare a leggere il rapporto stenografico della seduta del 30 aprile scorso, durante la quale è stato ritirato il maxiementamento e quindi il finanziamento per Agrigento.
Mi sono detto: ci sarà stata almeno una vibrante protesta da parte dei parlamentari che rappresentano in Aula il nostro territorio. Nulla! Ad onor del vero, il resoconto stenografico registra solo un intervento dell’on.le Michele Cimino che parla, senza mezzi termini di “tradimento  di chi aspettava risposte forti”.
Lo stesso Cimino in una nota sostiene che ci sono ancora 2,5 milioni di euro da spendere per il Centro storico come rimanenza del finanziamento di 17 milioni di euro del 2005.
Domanda: perchè non sono stati spesi?
E gli altri deputati? Ed i deputati nazionali? Latitanti! Silenzio assordante! Mentre andiamo in stampa non leggo una sola dichiarazione, non una parola.
E il consiglio comunale? Sì, ne ha discusso (19 presenti 11 assenti), ma, come si suol dire, con una conclusione “a cuda di surci”. Non un documento unitario di dura condanna (solo generici impegni!), non una iniziativa tale da richiamare l’attenzione della classe politica regionale e nazionale. D’altronde se taccioni i referenti politici regionali e nazionali cosa ci si può attendere di più dai consiglieri che li rappresentano nel territorio?
Il sindaco e l’intera giunta si sono recati a Palermo per non lasciare nulla di intentato, ma sappiamo anche fino ad adesso quale esito abbiano avuto.  E una domanda sorge spontanea: di quale credibilità gode la nostra città per essere trattata continuamente a “pesci in faccia”?  E ancora: quanto stiamo vivendo sulla nostra pelle è frutto di una poltica ondivaga o di una volontà politica altra volta a stroncare, a spese della gente, la carriera politica di Marco Zambuto?
Intanto il Centro continua a sbriciolarsi, tra promesse e silenzi, progetti e mancate realizzazioni, incuria e immobilismo diffuso. Continuano gli sgomberi di famiglie.  Quello che manca alla nostra classe politica  (tutta!) forse è quella coesione, il “gioco di squadra” per il bene comune e non di parte a cui faceva riferimento l’Arcivescovo nel messaggio per il Venerdì Santo.
Sì, diciamolo pure (scusate il tono) con un proverbio siciliano “da noi si gioca a futti cumpagnu”. E il “compagno” nel caso specifico è la gente che paga sulla propria pelle la frantumazione della politica, quella stessa politica che è abilissima nell’intercettare i voti della gente ma non lo è altrettato nel dare le dovute risposte per risolvere i bisogni reali.
Per Agrigento, allo stato attuale, ci vuole “semplicemente” (facile a dirsi! - ma la politica, quando vuole, sa trovare le soluzioni a tutto) un decreto del Governo regionale (così come è stato fatto per Messina dopo l’alluvione per intenderci).
Un atto di governo e politico per la città.
I cittadini, la classe politica locale, regionale e nazionale lo chiedano, unite, con forza e determinazione.
Altrimenti non ci resta che sloggiare.
Carmelo Petrone

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Pubblicato da: direttore direttore
Data inserimento: 5/12/2011
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