Una “morte” annunciata.
Chi si è recato lunedì 25 aprile, lunedì dell’Angelo, in via santa Maria dei Greci era come se si recasse a far visita all’ammalato che, prima o poi, sarebbe deceduto; conosciuta da tutti la causa del suo male ieri, Palazzo Lo Jacono-Maraventano è crollato, caduto a pezzi senza che nessuno potesse far nulla affinché il destino segnato dagli uomini non si realizzasse.
Volti sgomenti, donne e uomini impauriti per il pericolo scampato ma adirati contro chi o cosa, quel crollo poteva evitarlo. Non c’è scappato, anche questa volta, il morto, il miracolo si è compiuto.
Poteva crollare in pieno giorno quando dalla via santa Maria dei Greci transitano automobili e pedoni, poteva venire giù durante la processione del venerdì santo ed invece ha deciso di arrendersi al suo destino, ormai segnato, alle prime luci dell’alba di un giorno festivo, quando la città ancora dormiva e nessuno, per fortuna, transitava vicino a lui.
Cosa dire. Potremmo anche noi lasciarci andare alla polemiche ma non vogliamo farlo anche se qualcosa vogliamo sottolinearla.
Il primo cittadino della città di Agrigento, si è recato, anche lui, in visita ai resti del palazzo del barocco agrigentino e le sue dichiarazioni sono state il solito refrain al quale, dal suo insediamento, siamo stati abituati, ha infatti dichiarato ad un giornale locale “abbiamo fatto quello che potevamo con i mezzi a nostra disposizione. Ma se non abbiamo fondi, non possiamo agire… il Comune non ha più soldi”.
Ed ancora in una nota inviata alla stampa “Non possiamo assistere impotenti al progressivo sgretolamento del centro storico cittadino e della sua Cattedrale. La Regione ci deve aiutare e ci devono essere restituite almeno in parte le somme, circa 40 miliardi delle vecchie lire, che già stanziati per il recupero del centro storico cittadino, per colpevoli distrazioni sono andati in perenzione”.
Che le casse comunali non fossero floride il sindaco avrebbe dovuto accorgersene quando ricopriva, in seno all’amministrazione Piazza, l’incarico di assessore al bilancio come del resto anche tutti i dirigenti che, in questi anni si sono occupati delle finanze dell’ente oltre al direttore generale.
Che la Regione debba fare qualcosa è indubbio ma, se il presidente della giunta regionale, Lombardo afferma che “nei vari incontri che abbiamo avuto in questi mesi il sindaco di Agrigento non ha mai parlato di progetti relativi alla messa in sicurezza di Palazzo Lo Jacono-Maraventano. Se l’avesse fatto l’amministrazione regionale si sarebbe messa in azione tempestivamente. È necessario che si pensi alla tutela del territorio individuando le priorità di intervento, le strategie da mettere in atto con la certezza delle fonti e dei canali di finanziamento da attivare”. Leggendo queste dichiarazioni cosa pensare? Non vogliamo puntare il dito contro nessuno, ma grazie agli aiuti che la Comunità Europea mette a disposizione degli enti locali molto si potrebbe fare. Ma per potere accedere a questi fondi, come sottolinea il presidente Lombardo, occorrono attivare i canali di finanziamento che, in questo momento, hanno il nome di “progetti”.
Senza progetti concreti non è possibile infatti accedere ai fondi europei. E pensare che, tra le priorità inserite nel programma elettorale del sindaco Zambuto vi era, leggiamo testualmente di istituire presso il comune di Agrigento “un ufficio Europa, al quale affidare specificatamente il compito di redigere i progetti necessari per recuperare gradualmente, accedendo ai finanziamenti comunitari previsti, il centro storico nelle sue diverse e specifiche aree”.
Dobbiamo ricordare che, Palazzo Lo Jacono-Maraventano, nel marzo del 2010 fu interessato da lavori di messa in sicurezza (gli abitanti delle case ubicate sulla via santa Maria dei Greci e prospicienti palazzo furono evacuati proprio a causa delle precarie e gravi condizioni in cui versava lo stabile in questione). I lavori, eseguiti dalla ditta incaricata dal comune e dai proprietari dello stabile interessarono l’ultimo piano del palazzo, costituito da una costruzione aggiunta negli anni passati, che fu demolito alleggerendo così il carico sui muri portanti riducendo il rischio crolli. Ma durante i lavori emersero dei gravi danni strutturali proprio nel cantone interessato dalle profonde lesioni (angolo via santa Maria dei Greci con Salita Itria) e così, i tecnici, predisposero e gli operai misero in opera la cosiddetta camiciatura del pezzo di stabile interessato. “Ma – si leggeva nella nota stampa in cui si dava notizia della fine degli interventi - i lavori di consolidamento non sono ancora terminati, infatti oltre a quelli esterni sono necessari quelli interni alla struttura per poter scongiurare così ogni minimo rischio”.
Ed a distanza di un anno il rischio crollo non si è scongiurato, il Palazzo è crollato e dopo palazzo Schifano si spera non si debba assistere all’ennesimo edificio che crolla e pregare affinché, ancora una volta avvenga il miracolo e che nessuno ci rimetta la vita.