La storia si ripete, ma questa volta coinvolge anche il Palazzo Vescovile e la Curia con visibili lesioni sulle strutture. Ecco perchè giovedì 24 marzo, presso il Palazzo arcivescovile, si è tenuto un tavolo tecnico a cui hanno partecipato, presente l’Arcivescovo, mons. Francesco Montenegro, Giuseppe Pontillo, dell’Ufficio BB. CC.EE. Curia Arcivescovile Agrigento, Marco Zambuto, sindaco del comune di Agrigento; Giuseppe Principato, dirigente settore VIII - LL.PP del comune di Agrigento; Attilio Sciara, responsabile servizio Protezione Civile comunale, Pietro Meli, soprintendente ai BB.CC.AA. di Agrigento; Agostino Marrella soprintendenza ai BB.CC.AA. di Agrigento; Alfonso Casalicchio, dell’ufficio del Genio Civile di Agrigento; Epifanio Accurso Tagano, progettista – DRPC servizio di Agrigento; Maurizio Costa R.U.P. e dirigente del D.R.P.C. servizio per la Provincia di Agrigento S.6.
“Un altro tavolo?”, si chiede sbigottito il signor Giuseppe, abitante in via Duomo che, da anni, assiste al via vai di ingegneri, architetti, geologici e tecnici, che hanno studiato, ristudiato, sondato ed acquisito dati sulla Cattedrale e sul colle, con discorsi e supposizioni sulle cause che si infrangono sulla pietra di sabbia, che si sfarina e segna, come una clessidra, l’inesorabile scorrere del tempo ed il lento scivolamento a valle del colle con la sua storia millenaria. Sì, la storia si ripete, con il suo carico di “inefficacia dei vari interventi di consolidamento eseguiti nei decenni passati e di quelli emergenziali” costati fior di milioni.
Per usare un’altra immagine la Cattedrale è come quel paziente che, per l’essenima volta, scoraggiato per il fallimento delle terapie precendenti, ricorre alle cure del Pronto Soccorso. Purtroppo, anche questa volta, si ricorre al “pronto soccorso” in attesa (chissa quando?) di andare dal “medico specialista” (l’intervento è di somma urgenza), per un intervento risolutivo, sulla causa principale (lo scivolamento a valle dell’intero costone). Dinnanzi agli archi della navata nord che, rischiano di rovinare giù, la soluzione immediata è quella di puntellare per evitare che cadano.
E poi? E poi si devono prendere tutte le decisioni del caso per evitare che succeda di nuovo.
Così, dopo l’ordinanza sindacale del comune di Agrigento (n. 44 del 22.02.11) con la quale è stata disposta l’interdizione della navata nord del Duomo, e l’evidente evoluzione recentissima del quadro fessurativo, che oramai interessa tutti gli archi della navata nord, nonchè l’evidente abbassamento in alcuni suoi elementi della navata stessa, si rendono indispensabile “lavori di somma urgenza per il puntellamento di alcuni elementi strutturali all’interno del Duomo” a salvaguardia della pubblica e privata incolumità. I lavori da eseguire sono stati illustrati, durante il tavolo tecnico, dall’ing. Maurizio Costa, direttore del dipartimento di Protezione Civile per la Provincia di Agrigento, e prevedono l’esecuzione di una struttura metallica tubi/giunto opportunamente dimensionata che possa ridurre il rischio di probabili crolli.
I lavori inoltre, non sono compatibili con la fruizione del Duomo durante l’esecuzione degli stessi e pertanto, per tutta la loro durata, sarà chiuso così come la scalinata del Duomo stesso. Ad ultimazione dei lavori di puntellamento, nonché, ad avvio del monitoraggio del quadro fessurativo sulle strutture e del monitoraggio geotecnico, già preannunciato dal D.R.P.C. con i progetti già redatti, si potrà valutare una apertura parziale del Duomo stesso. Per quanto riguarda gli elementi monumentali che interferiscono con il puntellamento, la Soprintendenza si farà carico di operare congiuntamente al D.R.P.C. e, con le somme messe a disposizione nel progetto, per consentire l’immediato avvio dei lavori, nel contempo si impegna ad attivare la richiesta di un canale di somma urgenza presso l’assessorato dei Beni Culturali per il reperimento di ulteriori somme qualora quelle già individuate non risultassero sufficienti. Don Giuseppe Pontillo, direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali della Curia, provvederà, invece, a carico dell’Ufficio stesso allo spostamento dei beni mobili ed artistici presenti nel museo diocesano e nelle aree direttamente interessate dai lavori. Per gli abitanti del centro storico la chiusura della Cattedrale non è un bel segnale, come non lo è il vedere, giorno dopo giorno, cadere a pezzi il quartiere fra il silenzio di tutti.
In questi giorni don Baldo Reina s’è chiesto se, la prima causa del crollo e della frana non sia proprio il nostro silenzio e la nostra ignavia. Quella di cittadini che non riusciamo ad avere uno scatto di orgoglio che ci porti a dire: “è il nostro centro storico, è la nostra cattedrale! Cosa possiamo fare?”; forse non ci rendiamo conto che il problema non è che si chiuda una Chiesa ma che perdiamo la nostra storia e le nostre radici. Sappiamo bene che i problemi sono tanti e complessi, lo sappiamo che i fondi sono scarsi ma quello che si chiede è che vi sia una maggiore attenzione e sensibilità; che la Cattedrale ed il suo quartiere siano visti come patrimonio di famiglia, gioielli preziosi che ci appartengono perché tutti ci rappresentano e puntellarlo con l’affetto e l’interesse che, in questo momento, mancano, perchè il colle ritorni ad essere il luogo della memoria e del futuro e non solo un problema affidato ai tecnici.
Carmelo Petrone