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Il Prefetto che ha parlato alla Gente


In Prefettura incontriamo Umberto Postiglione, prefetto uscente

Questa settimana siamo stati ospiti presso il suo ufficio alla Prefttura di Agrigento del dott. Umberto Postiglione, prefetto uscente trasferito ad un nuovo incarico presso il Ministero dell’Interno dove ricoprirà la carica di vice capo del dipartimento delle libertà civili dell’immigrazione.

Il dott. Postiglione ha risposto alle domande rivolte dai nostri collaboratori Eugenio Cairone, Paolo Cilona, Marilisa Della Monica e Salvatore Pezzino a moderare la conversazione il direttore Carmelo Petrone.

Nell’intervista rilasciata al nostro settimanale al suo insediamento ci colpì la sua suddivisione della società in furbi e non furbi, in questi quasi tre anni di permanenza quale tipo ha incontrato maggiormente?
Noi meridionali propendiamo tutti per la furbizia, non solo gli agrigentini. Quando esprimo questo concetto in maniera semplice, perché cerco di farmi capire, voglio sottolineare due fatti fondamentali, l’organizzazione di una società, lo ha dimostrato la storia, è una cosa intelligente, la ripartizione fra i vari
componenti dei ruoli secondo delle regole non è un’imposizione dovuto al convincimento di un dittatore o al destino avverso ma è una scelta intelligente condivisa con tutti perché, nell’organizzazione della società si trovino le risposte alle esigenze dei singoli individui. La libertà deve essere una caratteristica essenziale della società e non dei singoli individui, i quali devono trovare la loro libertà nella realizzazione del piano complessivo, se manca quello manca tutto il resto.

Chi è il nemico dell’organizzazione che è risposta intelligente alle esigenze di tutti?
Colui il quale nel meccanismo si inserisce senza sincera partecipazione al disegno, chi finge di essere una componente razionale ed inquadrata ma in realtà è un piccolo predatore che vuole approfittare, appena possibile, dall’organizzazione del sistema qualcosa a proprio vantaggio.

Può farci un esempio di quanto detto nella nostra realtà territoriale?
Tutti quanti, ad esempio, ad Agrigento, vogliono l’acqua, tutti sono a conoscenza di questo problema ma l’acqua non arriva come dovrebbe. Questo accade perché, negli anni, il problema ha preso una piega sbagliata; solo oggi, grazie ad una forte convinzione nell’amministrazione si è compreso come eliminare la furbizia nell’organizzazione del sistema, che permetterà di avere tutti quanti l’acqua quando e come si vorrà.

Siete riuscito a far comprendere come dovrebbe funzionare questo sistema organizzativo acqua?
Credo di si. Sono riuscito a far cambiare idea all’amministrazione comunale riguardo alla costruzione di un altro dissalatore a Porto Empedocle,che avrebbe soltanto aumentato il costo dell’acqua agli agrigentini spostando l’interesse sul rifacimento della rete idrica. In questi giorni sono scaduti i contratti sostenuti dalla Regione ed i dissalatori di Porto Empedocle sono stati chiusi perché, nel frattempo, è arrivato l’acquedotto Favara di Burgio che porta l’acqua dalla diga Garcia, per cui, realmente non c’è più bisogno dell’acqua dissalata. Adesso bisogna fare la rete ed il sindaco ha chiesto il finanziamento,
poi tutti dovranno dotarsi di contatore idrico perché tutti paghino quanto effettivamente
consumato.

“Mediare” è un verbo che ha dovuto coniugare molto spesso in questi anni, delle volte anche tra diversi personalismi ed enti che hanno lo scopo di perseguire il bene comune ma che alla fine si contrapponevano al suo raggiungimento.
La mediazione fondamentale è stata tra ciò che dovrebbe esistere e quello che realmente esiste.
Quello di cui ho parlato in precedenza è il quadro generale al quale si ispirano, senza che sia un fatto volontario, i comportamenti di tutti. Quando vado a parlare nelle scuole cerco di far capire ai ragazzi ed ai docenti un principio elementare: che la legge non è un peso, ma una soluzione, una convenienza, è, quasi un paradosso, un atto di egoismo rispettare la legge perché significa avere capito in che direzione l’interesse di ognuno deve marciare. La legge non è altro che la mediazione tra le reciproche convenienze.

Nella duplice veste di prefetto ed ex sindaco qual è il suo stato d’animo nel vedere situazioni che non esaltano la politica (quelle del comune di Siculiana, Licata, Lampedusa, ndr)?
Quello di cui mi parlate per me non sono fatti nuovi. Io provengo dalla Campania e, per fare un esempio, la sanità, settore gestito dalla Regione, ha miliardi di deficit che fanno comprendere come la Regione non abbia applicato altra legge che quella della furbizia. Sempre in Campania l’emergenza rifiuti è un problema di durata decennale perché non ci si è voluti organizzare, troppo spazio avevano all’interno di questo settore, soggetti che cercavano di prendere per loro a discapito degli altri. Come società avremmo bisogno di rifondarci ponendo alla base di tutte le nostre riflessioni un’operazione “verità” che si deve fare quando si devono mediare interessi contrapposti.

Nei ritardi di sviluppo della nostra terra contano di più la mancanza di risorse economiche o la
mancanza di idee?

La mancanza di risorse economiche è un problema che sta venendo fuori adesso, noi di risorse a disposizione ne abbiamo avuto tantissime ma non le usiamo. Nei primi giorni del mio arrivo qui ad Agrigento convocai tutti i sindaci della Provincia e nel corso dell’incontro feci presente a tutti che reperire risorse nel territorio era difficile però vi erano i fondi europei ai quali potere accedere. Dei fondi 2007-2010 ad oggi, in Sicilia sono stati spesi soltanto 3 miliardi di euro.

Qualcuno ha visto il suo tentativo di scuotere i cittadini e la classe dirigente nel suo complesso come una invasione di campo.
È probabile però le garantisco che nella cultura di molti sindaci non c’era la coscienza di cosa fossero i fondi europei e del fatto che occorressero dei progetti per potervi accedere.

Lei è riuscito a creare con i diversi interlocutori del territorio, sindacalisti, politici, imprenditori, rapporti amichevoli che non è frequente trovare. Se uno dall’incarico che ricopre vuole ricavare qualcosa e non svolgere una funzione rivolta al bene degli altri nasce boria, presunzione, distacco, muri alzati, vendita del proprio ruolo. Se uno invece si rende conto che, l’unica cosa che si può lasciare è qualcosa di ben fatto che verrà ricordata cercherà di volgere il suo impegno alla risoluzione dei problemi.

Qual è stato il momento più e meno esaltante della sua permanenza ad Agrigento.
Il momento più esaltante quando riuscimmo a risolvere il problema del dragaggio del porto di Porto Empedocle vorrei tornare quando l’opera sarà ultimata. Meno esaltante quando vi è
stata la rivolta e l’incendio al Centro di Lampedusa, una situazione assurda che si aggiungeva ad una lunghissima serie di fatti insopportabili dal punto di vista umano come il sovraffollamento. Nell’ambito
specifico dell’immigrazione il momento più bello è stato quando si è risolto il problema dei minori, quando sono riuscito a riunire in una conferenza dei servizi a Palermo tutte le prefetture della regione ed avere dall’assessore Scoma stanziati i fondi che poi vennero distribuiti secondo gli accertamenti da
noi fatti alle cooperative che accoglievano questi ragazzi.

Per quanto riguarda la lotta alla mafia?
L’arresto di Falsone è l’ultimo dei tanti traguardi raggiunti nella lotta contro la criminalità organizzata che si sta tentando di estirpare in tutta la provincia anche grazie all’aiuto dei cittadini che hanno compreso da che parte stare, ma soprattutto grazie alle forze dell’ordine; uomini e donne straordinari che lavorano,
con intensità e passione sul fronte della sicurezza ma anche sul fronte della lotta alla mafia e della sottocultura della violenza. A loro va il mio grazie più sentito, sono stato fortunato ad avere la loro collaborazione, e devo dire altresì che Agrigento è fortunata ad avere questi uomini. Ma tanti altri sono stati i segnali che in questi anni abbiamo voluto dare al territorio, come il sostegno alle imprese, la lotta al pizzo, i certificati antimafia, per tentare di creare un mercato privo di condizionamenti e alterazioni mafiose. Parecchio resta ancora da fare per debellare la cultura mafiosa negli atteggiamenti quotidiani. Solo uniti, attraverso un lavoro sinergico di tutti si vince.

Come pensa che la ricorderanno gli agrigentini?
Si dimenticheranno di me, come la gente naturalmente è portata a fare.

Ma il dott. Postiglione siamo certi non si dimenticerà di Agrigento, in questi anni di sua permenenza ad
Agrigento, ci ha confidato a registratore spento, si è innamorato del clima, dei luoghi, del territorio e di comune accordo con la moglie ha preso in considerazione l’ipotesi di acquistare una casa nella città dei Templi dove trascorrere le vacanze e chissà in un futuro anche la pensione.
Noi, come settimanale abbiamo fatto dono al prefetto di alcuni testi (La storia della Chiesa agrigentina dimons. De Gregorio, La Parrocchia di carta e due pubblicazioni sulla Cattedrale oltre alla cartella contenente tutte le foto dell’iniziativa Agrigentoterramia) come ricordo della sua permanenza
ad Agrigento affinchè porti anche un po’ de L’Amico del Popolo nei suoi ricordi agrigentini.


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Pubblicato da: direttore direttore
Data inserimento: 8/5/2010
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